geometria sacra, yantra e mandala

GEOMETRIE PRIMORDIALI

Le forme basilari da cui vengono costruiti gli Yantra, il triangolo, il cerchio e il quadrato, sono considerate “primordiali” in quanto, visivamente, non possono esser ulteriormente ridotte a figure chiuse ordinate. Il ritmo della creazione è cristallizzato nel simbolo primordiale della localizzazione cosmica, il triangolo. Segno primario della recinzione sacra, visto che lo spazio non può esser circoscritto da meno di tre linee, il triangolo è considerato la prima forma simbolica ad esser emersa dal caos catastrofico che precedette la creazione. Sotto questo aspetto è considerato la matrice primaria della natura ( mulatrikona mula = radice trikona = triangolo ). Anche il triangolo invertito è il simbolo del potere femminile creativo – generatore ( shakti ), il cui dinamismo cinetico dà slancio alla forza inerte esistente. Mentre il bindu funge da raccoglitore di forze, il cerchio rappresenta le forze cicliche, la contrazione e l’espansione delle rivoluzioni astronomiche, e il circolo dei ritmi cosmici. In questa immagine c’è la nozione del tempo priva d’inizio e fine. La regione più remota dello spazio e il nucleo più profondo di una struttura atomica sono interconnessi dal flusso costante della vita e dall’energia ritmica della creazione. Il cerchio può esser considerato anche come un bindu, nella sua forma concentrata, o come universo in espansione, nella sua forma dalle dimensioni intergalattiche; il suo equivalente numerico è lo zero. Queste tre figure fondamentali, il punto, il triangolo ed il cerchio, appaiono in intricate combinazioni e permutazioni, e possono essere collegate in svariate maniere. Le più frequenti sono i diagrammi formati dalla compenetrazione di due triangoli che formano una stella a sei punte: il “maschio” puntato verso l’alto e la “femmina” puntata verso il basso generano il concetto di fusione delle polarità, il maschio e la femmina, lo spirito e la materia, la staticità e la dinamicità, in un perfetto stato di unità.

L’arte indiana tradizionale, che include lo yantra, non è mai stata considerata un mezzo per esprimere la propria individualità, ma serve da centro primario dello spirito. L’opera d’arte riflette l’archetipo divino ed è un ponte tra il finito e l’infinito su cui lo spettatore, o il devoto, “viaggia” verso un altro reame dell’essere. Una tale forma d’arte trae il suo soggetto e il suo metodo di lavorazione da fonti interiori. Un artista che tenta di sondare il mistero della creazione dentro tale tradizione, agisce come un esponente di una dottrina, un messaggero che traduce intuizioni spirituali universali in termini visivi. Queste intuizioni si sforzano di essere rivelate, di trascendere gli aspetti fortuiti della forma e di mettersi in relazione ad elementi analoghi archetipici. Questo processo di manifestazione può implicare la trasfigurazione di entità fenomeniche, così che la loro forma finale, l’espressione delle loro qualità essenziali, non ha alcuna rassomiglianza con la loro apparenza esterna o “reale”. In effetti, secondo la teoria indiana della scienza delle forme (sadanga), la forma prodotta non esiste mai così come appare all’occhio fisico, ma come oggetto “conosciuto”, corrispondente ad un prototipo mentale. Perciò la forma non è mai valutata per ciò che è, ma solo per quanto serve a fornire esperienza di verità religiose o metafisiche. Ciò che si cerca nella forma è la presenza che vi risiede dentro, "l'anima” imprigionata nella materia.


Il cosmo è concepito come un “olone” ( un insieme perfetto ) o un “universo chiuso”, in cui tutti gli elementi della vita sono costantemente ricomposti alla fine di ogni ciclo cosmico. Così, tutte le manifestazioni dentro questo universo chiuso sono bilanciate da una realtà eterna ed immutabile, l’indivisibile centro. Quindi uno yantra è un paradigma geometrico di un olone, e una costruzione mistica dell’universo, in cui tutte le polarità sono unite armoniosamente.




tratto da " YANTRA" di Madhu Khanna, edizioni mediterranee








yantra